Il dilagante utilizzo dell’intelligenza artificiale (di seguito, per brevità, “AI”) anche nel nostro paese ha portato il legislatore italiano a prevedere un’apposita Legge (L. 132/2025) che ha finito per affiancare l’AI Act europeo.
Considerati i rischi connessi, l’impiego dell’AI presuppone una conoscenza approfondita del diritto d’autore e delle condizioni d’uso delle relative piattaforme. Quindi, aziende e privati sono in qualche maniera obbligati a comprendere il modo giusto e lecito per integrare il proprio lavoro con tali innovativi strumenti.
Ma quali sono i rischi correlati allo sfruttamento dell’AI?
Il primo e senza dubbio il più importante è quello di incorrere in svariate violazioni a causa dell’impiego scorretto dell’opera derivata, a prescindere se questa riguardi un testo, un’immagine, un suono od altro.
Ciò accade quando l’opera derivata – priva di un apporto umano creativo, nuovo ed originale – discenda da opere già esistenti e protette. Basti pensare al progetto di un interior design ed alla condotta di un terzo volta ad appropiarsene in maniera illegittima per venderlo ai suoi clienti.
Ai sensi della Legge sul diritto di autore, l’autore medesimo vanta sempre il diritto di rivendicare la paternità dell’opera e di opporsi a qualsiasi danno arrecatole. Del resto, capita frequentemente di offendere onore e reputazione dell’autore attraverso modifiche inopportune delle opere derivate.
In tale contesto, l’interesse dell’autore resta un elemento fondamentale e non va pertanto leso. Solo il suo consenso permetterà o meno la diffusione dell’opera da parte del terzo. Peraltro, l’autore gode di un diritto automatico rispetto all’opera, diversamente ad esempio dal soggetto che intenda sottoporla a copyright.
In fin dei conti, l’autorizzazione dell’autore non viene richiesta soltanto in una ben determinata circostanza: riproduzione per finalità didattico/educative, a patto che la fonte autoriale venga comunque citata per ricondurre la paternità dell’opera al suo legittimo autore.
Al netto di tutto, abbiamo una certezza: l’AI resta un mero strumento, per cui non può essere titolare di diritti d’autore né responsabile.
Al contrario, i produttori di AI risponderanno di eventuali danni cagionati per mezzo dei loro sistemi. Costoro sono di conseguenza tenuti a filtrare i contenuti lavorati dall’AI, rendendo riconoscibile il prodotto umano rispetto a quello generato.
Una seconda certezza è la seguente: qualsiasi utilizzatore deve accettare un contratto con la piattaforma AI.
La stragrande maggioranza dei testi contrattuali prevede che il consenso venga prestato per l’addestramento ed il miglioramento dell’AI, per attestare la titolarità degli input e per accettare la clausola che non permette di divenire proprietari degli output.
In quest’ultima ipotesi, l’utilizzatore finisce per attribuire potere contrattuale al legittimo proprietario del contenuto e non all’AI, dunque il medesimo proprietario, in qualunque momento, potrà revocare l’uso del contenuto.
Ne discende che l’utilizzatore dispone medio tempore di una semplice licenza d’uso sul prodotto dell’AI, fermo restando la sua responsabilità circa l’impiego del contenuto derivato.
Risulta indispensabile che chi faccia uso dell’AI lo dichiari esplicitamente, come ad esempio gli Studi professionali al momento dell’accettazione dell’incarico. Ed il modo migliore ed esaustivo per ottemperare a quest’obbligo è quello di rimandare al sito internet, oltre che a condizioni e a termini della specifica piattaforma.
Di fondamentale rilevanza appare altresì l’obbligo per le attività professionali di limitare l’uso dell’AI al solo supporto, dovendo prevalere la prestazione intellettuale.
Nelle attività professionali, tuttavia, non bisogna ricomprendere soltanto i professionisti tenuti ad iscriversi ad uno specifico albo, ma oltremodo le professioni intellettuali che dispongono di P. I.V.A.
Ebbene, ad oggi sembra che l’AI stia facendo passi da gigante e questo dato impone agli utilizzatori di tutelarsi in anticipo da tutti quei rischi correlati all’uso delle opere derivate dall’AI.
ADR firm affianca aziende e privati offrendo assistenza e consulenza al fine di impedire eccezioni di responsabilità da parte di terzi per usi scorretti dell’AI.

