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Come proteggersi dall’infedeltà di dipendenti e collaboratori?

Pubblicato 20 Feb alle 8:38

Dipendenti e collaboratori storici di aziende o privati rivestono un ruolo fondamentale nel contesto ove sono inseriti, a prescindere dall’occupazione specifica ricoperta.
Infatti, costoro acquisiscono negli anni di lavoro esperienza e conoscenze tali da rendere sistematiche azioni, processi, decisioni ed operati, qualificandosi e distinguendosi dai competitors di altre realtà.
Così, dipendenti e collaboratori entrano in possesso di un particolare background che caratterizza la stessa azienda od il privato a cui fanno riferimento.

L’argomento in discorso diviene particolarmente delicato quando dipendenti e collaboratori accedono a segreti commerciali, ossia a quell’insieme di informazioni secretate aventi un valore tangibile.
Esistono del resto assets che non per forza sono stati oggetto di brevetto o che comunque non finiscono sul mercato, pertanto irreplicabili. Basti ad esempio pensare alla ricetta della Coca-Cola.
Ebbene, laddove per semplificare prendessimo a riferimento un’azienda come quella appena citata, il chimico che rassegnasse le dimissioni potrebbe benissimo rappresentare una grande minaccia o ad ogni modo un pericolo per la Società che lo perde, essendo a conoscenza dei punti di forza ma anche delle debolezze della stessa.

L’infedeltà del dipendente o del collaboratore, tuttavia, non va ridotta a qualcosa d’istantaneo, infatti dimissioni o licenziamento sono spesso il culmine di un processo a più steps, caratterizzato da ripetute azioni dannose: il download di dati sensibili e coperti da segreto su supporti personali, l’appropriazione di modelli, ecc., sono modi apparentemente legittimi e allo stesso momento devastanti per i datori di lavoro, i quali, senza accorgimento alcuno, saranno costretti a fare i conti con una sottrazione lenta e silenziosa in grado di determinare anche il fallimento aziendale.

Per tutte queste ragioni diventano essenziali patti chiari e specifici di non divulgazione, accordi di non concorrenza, il costante mutamento di password relative a banche dati, software e strumenti di lavoro quotidiano, oltre alla restituzione dei dispositivi elettronici appartenenti ai datori di lavoro.
Assolutamente da non sottovalutare, specie all’interno di un eventuale contenzioso giudiziale, sono poi le prove. Custodire prove, tipo messaggi, documenti o mail, diviene una pratica intelligente e fondamentale per ricostruire le dinamiche dei fatti e verificare l’esistenza del danno patito.

Gli strumenti giudiziali a disposizione di aziende e privati sono molteplici, tuttavia vanno adottati coerentemente, proporzionalmente e a seconda del caso specifico.
Il procedimento cautelare è uno di questi e viene adoperato per agire in maniera immediata rispetto ad una situazione di pericolo.
In questo scenario, pur in assenza di una vera e propria decisione di merito, il ricorrente può beneficiare di tutele stabili e magari definire medio tempore la vicenda in via bonaria.
Il cautelare è un procedimento che consente, attraverso la dimostrazione del fumus boni iuris e del periculum in mora:
– la pubblicazione del provvedimento da parte del Giudice -> per restituire credibilità commerciale a colui che ottiene una favorevole pronuncia giudiziale;
– l’ordine di esibizione -> per obbligare un soggetto a produrre un documento decisivo;
– la descrizione -> per conservare qualcosa ben determinata ed impedire che vada perduta;
– l’inibitoria -> volta a far cessare una certa condotta;
– il sequestro -> da mettere in pratica in un luogo individuato, quando v’è un elevato rischio di disgregazione, per custodire un oggetto rilevante ed alterabile, impedire la sua distruzione o non dare seguito alla condotta lesiva servendosi proprio di quell’oggetto specifico.
È però doveroso sottolineare che tali suddetti rimedi, specialmente la descrizione, vanno basati su prove capaci di non generare la ghiotta occasione per controparte di incardinare un altro giudizio e dimostrare che la prova acquisita è stata ottenuta in modo illegittimo (ad es., in violazione della privacy).

Resta inteso che, al di fuori delle ipotesi sopra elencate, altri rimedi esperibili sono il ricorso alla risoluzione alternativa delle controversie, come la mediazione dinanzi ad un Organismo che nomina un mediatore terzo ed imparziale o la negoziazione assistita da avvocati, così come anche la stipula di un atto di transazione, senza contare i casi in cui la condotta illecita rientra nella fattispecie di cui all’art. 623 c.p. (“Rivelazione di segreti scientifici o industriali”), assumendo rilievo squisitamente penale a condizione che la persona offesa sporga querela.

Ai fini della quantificazione del danno in giudizio, bisogna evidenziare che lo stesso va calcolato in concreto: sulla scorta di dati precisi e reali (ad es., vantaggio temporale ottenuto da controparte per acquisire il cliente; introito perduto dal ricorrente e spese da questo sostenute per arginare il fatto lesivo), il giudice deve essere posto nella condizione di misurare il medesimo danno.

ADR firm dispone di un Team capace di assisterti sia a monte che a valle, offrendo consulenze volte a preservare tutto ciò che presenta natura confidenziale e tutele azionabili in giudizio a difesa dei tuoi diritti.

Francesco Pio Damiano Concordia
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