Con l’avvento dell’intelligenza artificiale, la domanda più scomoda posta è stata: l’uomo sarà mai sostituito dall’AI?
Una domanda pacifica che, secondo taluni, nasconde un timore probabilmente fondato.
Sul punto, infatti, molto o forse tutto dipenderà dal controllo che gli esseri umani avranno sulla stessa AI.
Quest’ultima, del resto, è nata per supportare le quotidiane attività e non per sostituirle.
Inoltre, i suoi output non sono verità assoluta, indiscutibile e certa, bensì un risultato probabilistico che dovrebbe essere sempre messo in discussione dal ragionamento umano, il quale, al contrario dell’AI, analizza dati reali.
Tra gli ambiti toccati dall’AI troviamo sicuramente la vita professionale dell’avvocato.
Ogni professionista del mondo legale, difatti, oggi è messo continuamente di fronte a svariate criticità legate all’AI.
Basti pensare all’uso che un avvocato può farne per risolvere le diatribe dei propri clienti, piuttosto che all’incidenza che l’AI possa avere su svariati diritti fondamentali.
Ebbene, ogni Studio legale deve tenere ben presente il quadro normativo che disciplina questo nuovo strumento dalle smisurate capacità, al fine di non incappare in errori inescusabili.
A tale scopo, risulta indispensabile conoscere i contenuti della Legge n. 132/2025 e del Regolamento (UE) 2024/1689.
La suddetta legge italiana, all’art. 13, ad esempio, prevede espressamente che l’utilizzo dell’AI nella professione intellettuale ha il solo scopo di essere strumento e supporto all’attività svolta, in quanto il lavoro di stampo intellettuale deve prevalere all’interno dell’opera prestata.
Inoltre, la predetta legge impone al professionista di impiegare un linguaggio semplice e chiaro per informare la propria clientela dell’uso dell’AI, in maniera da garantire il rapporto fiduciario.
Il Regolamento europeo, d’altro canto, vieta lo strumento dell’AI sull’ambito emozionale del lavoratore o dei discenti, quindi ingloba sia la sfera lavorativa che quella dell’istruzione, così come lo vieta per compiere valutazioni sulla personalità atte a comprendere se il diretto interessato possa o meno commettere un reato.
Il predetto Regolamento, inoltre, prevede dal 02/08/2026 diversi obblighi dei deployers dei sistemi di AI ad alto rischio: i sistemi di specie dovranno essere sorvegliati da personale formato e competente, mentre le istruzioni d’uso dei sistemi andranno attenzionate al punto da predisporre misure tecniche idonee.
L’avvocato che fruisce dell’AI deve tenere in considerazione anche il diritto della proprietà intellettuale e la tutela dei personal data.
Sotto il primo aspetto, l’AI, nelle risposte che genera ma anche nel software da cui è formata e nei dati di addestramento, può violare la proprietà intellettuale.
Onde evitare ciò, è buona prassi avere contezza delle condizioni applicate dalla piattaforma o comunque dal fornitore dell’AI, scandagliare le istruzioni d’uso, capire se l’AI generata sia open source, non immettere informazioni personali e, soprattutto, ricontrollare sempre l’output prodotto dal sistema poiché spesso presenta errori (ad esempio, l’enunciazione di massime di sentenze mai pronunciate dagli organi giurisdizionali).
Sotto l’aspetto della protezione dei dati personali, invece, il compito dell’avvocato è quello di assicurare ai propri clienti che i loro dati sensibili trattati attraverso l’AI siano al sicuro da terzi.
In tale settore, ove la sicurezza riveste un ruolo principale, il punto di riferimento normativo resta il Regolamento (UE) 2016/679.
Di talché, risulta impossibile non avvalersi di una relazione d’impatto tutte le volte in cui l’AI presenti un rischio per diritti e libertà delle persone fisiche.
Concretamente, per effettuare l’anzidetta valutazione, si consiglia il tool dell’Autorità garante dei dati personali francesi CNIL, ma occorre altresì una revisione periodica della stessa.
Da non dimenticare, poi, l’informativa privacy al cliente, che deve esplicitare i trattamenti svolti mediante l’AI. I mezzi più veloci e sicuri allo scopo sono certamente la pubblicazione della medesima informativa sul sito internet dello Studio legale ma anche una semplice e-mail da trasmettere all’indirizzo del cliente.
E proprio per elevare gli standard di sicurezza appaiono di gran lunga utili misure tecniche e misure organizzative. Tra quelle tecniche, rinveniamo a titolo esemplificativo gli strumenti di sicurezza della rete internet, la crittografia ed il backup dei dati; tra quelle organizzative, invece, la formazione specifica dei componenti dello Studio legale, la disamina dei termini e delle condizioni di servizio e la compliance ma gli esempi in questione non pretendono di essere esaustivi.
Il discorso è in continua evoluzione, come anche dimostrato dagli interventi del Consiglio dei Ministri Italiano nel corso delle ultime sedute, ma il nostro ordinamento già prevede elementi precipui ad un corretto utilizzo dell’AI.
L’AI diviene ingestibile solo se a sua volta non gestita adeguatamente.
ADR firm supporta imprese e privati nel minimizzare i rischi legali derivanti dagli strumenti AI per massimizzare i benefici che ne derivano.

